I Nostri Sponsor e Partner

Diciamocelo chiaramente: senza chi ci crede (e chi mette mano al portafogli), un festival musicale resta solo un bel sogno su un foglio di carta. Il Blue Days non fa eccezione. Spesso, quando vedete le foto di un concerto o leggete i nomi in cartellone, è facile pensare solo all’artista sul palco, alle luci, all’applauso finale. Io, che passo metà della mia vita al telefono e l’altra metà a controllare contratti e bonifici, vedo un film diverso.

Dietro ogni assolo di chitarra della Treves Blues Band o dietro l’incredibile tecnica vocale di Raul Midon che abbiamo avuto l’onore di ospitare, c’è una macchina organizzativa che consuma risorse a una velocità impressionante. E qui entrano in gioco loro: i nostri partner.

Non mi piace chiamarli semplicemente “sponsor”. La parola sponsor sa di adesivo appiccicato su una transenna e dimenticato lì. No, le realtà che leggerete qui sotto sono quelle che hanno capito che il blues, il soul, il jazz e il rock non sono solo “musica di nicchia”, ma sono il battito cardiaco di una comunità che si ritrova ogni anno. Sono aziende, enti e pazzi visionari che hanno deciso di investire in cultura in un paese dove, diciamocelo, non è sempre la scelta più ovvia.

I Pilastri Istituzionali: Chi ci permette di accendere l’impianto

Organizzare un evento internazionale in Italia significa navigare in un mare di burocrazia, permessi e necessità logistiche che farebbero passare la voglia a chiunque. Se il Blue Days esiste, è perché alcune istituzioni hanno smesso di fare le istituzioni grigie e sono diventate partner attivi. Non si tratta solo di patrocinio, si tratta di logistica reale.

Quando parliamo di supporto istituzionale, non intendiamo solo il logo sulla locandina. Intendiamo:

  • Quella volta che il Comune ci ha concesso l’uso del suolo pubblico fino alle due di notte, permettendo alla jam session finale di entrare nella leggenda locale, invece di staccare la spina a mezzanotte in punto.
  • Il supporto della Regione per la promozione turistica, che ha capito che chi viene per il festival poi dorme negli hotel, mangia nei ristoranti e compra vino locale. È un ecosistema, non beneficenza.
  • La collaborazione con le forze dell’ordine locali che gestiscono i flussi di traffico senza trasformare l’area del festival in una zona militarizzata, mantenendo quell’atmosfera rilassata che piace a noi.

Senza questo scheletro burocratico e logistico, non avremmo nemmeno potuto piantare il primo chiodo del palco.

I Partner Tecnici: Quelli che vi salvano le orecchie

Avete presente quando andate a un concerto e il suono è impastato, il basso rimbomba e non si capisce una parola? Ecco, quello è quello che succede quando si risparmia sui partner tecnici. Noi al Blue Days abbiamo una regola: si può risparmiare sulla carta degli uffici, ma non sul backline.

Lavorare con musicisti del calibro internazionale che ospitiamo richiede standard tecnici elevatissimi. Se un artista internazionale chiede un amplificatore valvolare specifico del 1978, tu glielo devi trovare. I nostri partner tecnici sono quelli che risolvono problemi alle tre del pomeriggio sotto il sole cocente per garantire che alle nove di sera il suono sia cristallino.

Ecco chi sono e cosa fanno realmente per noi:

  • Fornitori di sistemi Audio e Luci che non si limitano a noleggiare casse, ma mandano fonici che conoscono la differenza tra mixare un gruppo rock e un trio jazz acustico. Sembra banale, vi assicuro che non lo è.
  • Aziende di logistica e trasporti. Spostare una band internazionale dagli aeroporti alla location, con strumenti al seguito che valgono quanto un appartamento, è un lavoro di precisione chirurgica.
  • Servizi di sicurezza che capiscono lo spirito del Blue Days. Non buttafuori, ma gente che sa gestire la folla con un sorriso, perché il nostro pubblico è lì per godersi la musica, non per fare rissa.

Se volete vedere il risultato del loro lavoro, basta dare un’occhiata alle gallerie fotografiche delle scorse edizioni. Quelle luci perfette sul viso del cantante? Merito del light designer che il nostro partner tecnico ci ha fornito.

Food & Beverage: Perché a pancia vuota il blues non viene bene

Un festival è un’esperienza sensoriale completa. Non puoi ascoltare tre ore di musica se hai sete o mangi cibo scadente. Abbiamo selezionato i partner per il cibo e le bevande con la stessa cura con cui i nostri direttori artistici scelgono la lineup dei concerti.

Abbiamo evitato le multinazionali generiche per puntare su chi ha una storia da raccontare, proprio come le canzoni che proponiamo. Birrifici che sanno quanto tempo serve per una fermentazione fatta bene, cantine che rispettano il territorio e realtà dello street food che non ti servono roba surgelata.

Il legame è diretto: se il pubblico sta bene, si ferma di più. Se si ferma di più, l’atmosfera si scalda. È un circolo virtuoso.

Media Partner e Sostenitori Culturali

Il miglior concerto del mondo, se non lo sa nessuno, non è mai successo. Qui entrano in gioco le radio, le riviste online e i blog che ci supportano. Ma attenzione, non parlo di pubblicare un comunicato stampa copia-incollato.

I nostri veri partner media sono quelli che:

  • Vengono al festival, si sporcano le scarpe, vanno nel backstage a intervistare gli artisti e raccontano le storie dietro le canzoni.
  • Trasmettono le nostre playlist settimane prima dell’evento per preparare il terreno.
  • Ci aiutano a recuperare materiale d’archivio prezioso, come i video highlights che potete vedere sul sito, trasformando un evento effimero in memoria storica.

Diventare Partner: Perché ne vale la pena (sul serio)

Se siete arrivati a leggere fin qui, forse state pensando che la vostra azienda potrebbe stare bene accanto al nostro marchio. Vi dico subito come la penso: se cercate solo visibilità passiva, compratevi un cartellone in autostrada. Fate prima e probabilmente spendete uguale.

Diventare partner del Blue Days significa entrare in una narrazione. Significa che il vostro brand viene associato a valori di autenticità, passione e qualità tecnica. Non vendiamo “spazi logo”, costruiamo progetti.

Negli anni passati abbiamo creato cose interessanti con i nostri sponsor, roba che la gente si ricorda:

  • Aree relax brandizzate che erano effettivamente comode, non stand fieristici tristi, dove la gente si rifugiava volentieri tra un set e l’altro.
  • Contest per musicisti emergenti sponsorizzati da scuole di musica e negozi di strumenti, che hanno dato un palco vero a chi suonava in cantina.
  • Iniziative green concrete, pagate da sponsor sensibili all’ambiente, che ci hanno permesso di ridurre la plastica del 90% nell’ultima edizione.

Cosa cerchiamo oggi

Guardiamo avanti. Anche se il Blue Days ha una storia gloriosa alle spalle, il futuro è tutto da scrivere. Cerchiamo partner che vogliano investire nell’esperienza utente. Volete offrire il Wi-Fi a tutto il festival? Parliamone. Avete un prodotto che secondo voi i fan del blues e del rock adorerebbero? Portatelo qui e fatelo provare, non limitatevi a mostrarlo in foto.

Cerchiamo soprattutto realtà che capiscano i tempi della musica. Non siamo un programma televisivo con i tempi cronometrati al secondo; siamo un organismo vivo. A volte piove, a volte l’artista vuole suonare venti minuti in più. Il partner giusto è quello che ride e si gode il momento, non quello che guarda l’orologio.

Parliamone davanti a un caffè (o una birra)

Non troverete un form precompilato automatizzato qui sotto per scaricare il listino prezzi delle sponsorizzazioni. Ogni partnership per noi è un abito su misura. Preferisco cento volte guardarci in faccia e capire qual è il vostro obiettivo di marketing reale piuttosto che mandarvi un PDF freddo pieno di numeri gonfiati.

Se volete associare il vostro nome alla prossima edizione, o supportare le attività di mantenimento della nostra community e dei nostri archivi digitali (come la vasta sezione dettagli location e storia), scrivetemi direttamente. Saltiamo i convenevoli aziendali e andiamo al sodo: come possiamo rendere l’esperienza del pubblico indimenticabile, insieme?

Il Blue Days è una famiglia allargata. C’è posto anche per voi, se avete il ritmo giusto.

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