Diciamocelo subito, senza giri di parole: il Blue Days non esisterebbe senza le magliette blu che corrono da una parte all’altra del parco. Sì, sto parlando di voi, o meglio, di quello che potreste diventare.
Se sei atterrato su questa pagina pensando che fare il volontario a un festival musicale internazionale sia solo un modo per scroccare l’ingresso e bersi una birra gratis mentre Raul Midon suona a tre metri da te… beh, hai ragione solo a metà. Anzi, facciamo un quarto.
Essere un volontario qui è una faccenda seria. È faticoso, si suda, a volte si finisce di smontare che è notte fonda e le gambe tremano. Ma chiedi a chiunque l’abbia fatto nelle edizioni passate: c’è una specie di dipendenza che ti prende. È l’adrenalina di far parte di una macchina complessa che, magicamente, si muove a ritmo di blues, soul e rock.
Sono anni che coordino le squadre qui al Blue Days e ho visto di tutto. Ho visto ragazzi timidi trasformarsi in macchine da guerra della logistica nel giro di due ore. Ho visto amicizie nate mentre si srotolavano cavi XLR sotto il sole di luglio che durano ancora oggi. Questa pagina serve a spiegarti come funziona davvero, togliendo la patina glamour e andando al sodo. Se arrivi in fondo alla lettura e hai ancora voglia di unirti a noi, allora sei esattamente la persona che stiamo cercando.
Cosa significa davvero “dare una mano”
Molti pensano che l’organizzazione di un festival si basi su riunioni e strategie a tavolino. Certo, c’è anche quello. Ma la verità è che il festival si fa sul campo, con le fascette da elettricista in tasca e la radio che gracchia ogni trenta secondi. Non cerchiamo supereroi, cerchiamo gente affidabile. Gente che se dice “ci sono”, poi c’è davvero, anche se piove o se il soundcheck è in ritardo di un’ora.
Non aspettarti il classico elenco sterile di mansioni. Qui i ruoli sono fluidi, ma per darti un’idea di dove potresti finire, ecco cosa succede di solito durante i giorni caldi del festival:
- Per chi non riesce a stare fermo, c’è la Logistica e Allestimento. È il cuore pulsante delle operazioni “pre” e “post” evento. Non si tratta solo di spostare transenne. Significa trasformare una piazza o un parco vuoto in un’arena concerti. Se hai un avvitatore e sai usarlo, sei il nostro idolo. Se non lo sai usare, imparerai in fretta. Preparati a vedere nascere il palco da zero.
- C’è poi tutta la questione dell’Accoglienza Artisti. Qui serve tatto, discrezione e un inglese decente. Ricordo quando la Treves Blues Band è arrivata qualche anno fa: non serviva gente che chiedesse selfie ogni due minuti, ma persone sveglie capaci di indicare i camerini, gestire i pass e assicurarsi che ci fosse l’acqua dove doveva esserci. Se sai mantenere la calma quando un tour manager stressato ti chiede l’impossibile, questo è il tuo posto.
- Il Controllo e Info Point è la prima linea. Sei la faccia del Blue Days. Ti chiederanno di tutto: “A che ora suona il gruppo di apertura?”, “Dove sono i bagni?”, “Ho perso il portafoglio (anzi no, era nella tasca dietro)”. Qui serve pazienza zen e un sorriso che non si spegne nemmeno dopo sei ore. È il ruolo perfetto se ti piace chiacchierare e risolvere piccoli problemi al volo.
- Non dimentichiamoci dei Runner. Se hai la patente e conosci le strade della zona meglio delle tue tasche, sei oro colato. I runner sono quelli che salvano la situazione quando manca un cavo jack specifico o bisogna recuperare un musicista in stazione che ha sbagliato uscita. Si guida, si ascolta musica, si risolvono emergenze.
- Infine, la squadra Green & Clean. Può sembrare il lavoro meno nobile, ma è quello che ci permette di tornare l’anno dopo. Mantenere l’area pulita durante l’evento cambia completamente l’esperienza del pubblico. E credimi, la soddisfazione di vedere il prato immacolato a fine serata ha il suo perché.
Sì, ma cosa ci guadagno?
Parliamoci chiaro. Il volontariato, per definizione, non è retribuito. Ma se pensi di tornare a casa a mani vuote, ti sbagli di grosso. Il valore di questa esperienza non sta negli euro, ma in beni molto più durevoli (e divertenti).
Innanzitutto, vivi la musica da una prospettiva che il pubblico normale si scorda. Non sei schiacciato in transenna; sei parte dell’ingranaggio che permette a quegli accordi di risuonare. Hai accesso ad aree riservate dove puoi vedere come lavorano i fonici professionisti, come si gestisce un cambio palco in dieci minuti netti, come si muove una produzione internazionale.
Poi c’è il fattore “famiglia”. So che suona come una frase fatta da brochure aziendale, ma qui è reale. Si mangia insieme nell’area staff – e non parlo di panini tristi, cerchiamo sempre di trattare bene lo stomaco dei nostri volontari – si beve qualcosa insieme a fine turno e si creano legami assurdi. Ho visto gente conoscere il futuro coinquilino o il partner proprio smontando un gazebo.
Ovviamente, non ti mandiamo in giro nudo. La t-shirt ufficiale dello Staff del Blue Days è un piccolo cult. Ogni anno cambiamo colore o grafica, e averla addosso ti dà quel senso di autorità (e di appartenenza) che ti fa camminare a testa alta in mezzo alla folla. E sì, nei momenti liberi, quando il tuo turno è finito o c’è una pausa, i concerti te li godi eccome.
I requisiti (pochi ma buoni)
Non ti chiediamo un master in ingegneria del suono e nemmeno di aver già lavorato al Coachella. La maggior parte delle “skills” si imparano sul campo osservando gli altri. Però qualche paletto dobbiamo metterlo, per il bene tuo e dell’organizzazione.
L’età è fondamentale: devi essere maggiorenne. Compiere 18 anni entro il primo giorno del festival è la regola ferrea. Ci sono questioni assicurative e di responsabilità che non possiamo ignorare. Se hai 17 anni e mezzo, mi dispiace, ma ti tocca aspettare la prossima edizione (ma intanto vieni a goderti i concerti da spettatore, così studi il terreno!).
La disponibilità è l’altra chiave. Il Blue Days dura vari giorni e i turni sono a rotazione, ma abbiamo bisogno di sapere che possiamo contare su di te. Candidarsi per poi sparire due giorni prima perché “il gatto ha mangiato i compiti” o perché “la fidanzata vuole andare al mare” crea un buco enorme nell’organigramma che fa impazzire noi coordinatori. Se ti impegni per due o tre turni, quei turni sono sacri.
Infine, lo spirito di adattamento. Un festival è un organismo vivo, imprevedibile. Può capitare che il tuo ruolo cambi all’ultimo minuto perché c’è un’emergenza da un’altra parte. Se sei una persona rigida che va in crisi se le cose non vanno esattamente come da programma, potresti fare fatica. Se invece prendi l’imprevisto come una sfida, ti divertirai un mondo.
Come entrare nel team
Se sei arrivato a leggere fino a qui e non sei scappato spaventato dalla prospettiva di sudare e spostare casse, allora probabilmente sei pronto.
La procedura è semplice, non c’è burocrazia inutile. Di solito apriamo le candidature qualche mese prima dell’evento. Troverai un modulo online qui sul sito (quando le iscrizioni sono aperte, il link è impossibile da mancare). Lì ti chiederemo i dati base, la tua taglia per la maglietta – occhio a non barare, che poi vi stanno strette! – e le tue preferenze sui turni/ruoli.
Un consiglio da amico: nel campo “note” o “esperienze precedenti”, scrivici qualcosa di vero. Non serve copiare il CV di LinkedIn. Dicci se sai suonare uno strumento (aiuta a capire le esigenze dei musicisti), se hai fatto lo scout (quindi sai montare una tenda senza farti male), o se semplicemente hai una passione smodata per il blues e il jazz. Ci aiuta a capire dove metterti per farti rendere al meglio e farti divertire di più.
Una volta inviata la candidatura, ti contatteremo per una riunione operativa. È lì che ci guardiamo in faccia e definiamo i dettagli. È anche il momento in cui capisci che il Blue Days non è solo un logo su un sito web, ma un gruppo di persone che ci mette l’anima.
Diventare volontario qui significa diventare custodi di un pezzetto di cultura musicale. Significa che quando un artista sale sul palco e attacca il primo pezzo, tu puoi guardarti intorno, vedere il pubblico felice e pensare: “Ecco, questo è successo anche grazie a me”. E credimi, è una sensazione che vale tutta la fatica del mondo.

