Diciamocelo subito: vedere scritto “Admin” o “Redazione” come autore di un articolo suona freddo. Sembra che a scrivere sia stato un computer in una stanza buia, o peggio, un algoritmo che ha messo insieme quattro parole chiave sul soul e sul jazz sperando di ingannare Google. Ma qui al Blue Days, la realtà è molto diversa. Dietro quel nome generico, dietro lo slug /admin-bluedays, c’è sudore, c’è gente che ha perso l’udito (solo temporaneamente, si spera) stando troppo vicina alle casse, e c’è una passione viscerale per quella miscela esplosiva di Blues, Rock e Soul che ha animato le nostre notti.
Questo spazio non è solo un contenitore. È il nostro diario di bordo. Quando leggete un reportage su un concerto o scorrete le gallery fotografiche delle edizioni passate, state guardando attraverso gli occhi di un collettivo di persone che non riesce a stare ferma quando parte un giro di basso.
Non siamo Robot: Chi scrive qui dentro
La necessità di usare un profilo unico per la redazione nasce da un’esigenza pratica: siamo stati un festival, un hub di informazioni, e spesso le cose succedevano così in fretta che non c’era il tempo di fare il login con l’account personale di Mario o di Giulia. Bisognava pubblicare i cambi di scaletta, gli aggiornamenti sulle venue o, molto più spesso, l’entusiasmo a caldo appena scesi dal palco.
Ma se dovessimo scomporre questo “Admin” in persone reali, ecco chi trovereste:
- C’è chi si occupa della memoria visiva. Scattare foto a un concerto jazz non è come fare foto a un matrimonio. La luce è poca, il fumo è tanto, e il musicista si muove in modo imprevedibile. Le nostre gallery sono il risultato di ore passate con un occhio chiuso e l’altro nel mirino, cercando di catturare quella smorfia di sforzo e piacere che fa un chitarrista durante un assolo.
- Trovereste i maniaci dell’organizzazione. Quelli che gestivano le schedule e i dettagli delle location. Sembra noioso, vero? E invece è l’ossatura di tutto. Senza qualcuno che controlla che l’orario sul sito corrisponda a quello reale, la festa finisce male. Scrivere contenuti di servizio precisi è un’arte sottovalutata.
- E poi ci sono le penne, o meglio, le tastiere. Gente cresciuta a pane e Treves Blues Band, che sa distinguere un riff di Chicago Blues da uno del Delta del Mississippi dopo due note. Scrivere di musica richiede di evitare come la peste gli aggettivi vuoti. “Emozionante” non vuol dire nulla. Ci piace raccontare perché è stato emozionante: forse per come la voce si è rotta sull’ultima strofa, o per il silenzio irreale del pubblico durante una ballad acustica.
- Non dimentichiamo i tecnici audio/video che ci hanno aiutato a curare i video highlights. Montare un riassunto di un festival significa fare scelte dolorose: tagliare quel pezzo bellissimo perché dura troppo, o lottare con l’audio in presa diretta che gracchia.
La Nostra Filosofia Editoriale (Sì, ne abbiamo una)
Mantenere vivo lo spirito del Blue Days attraverso questo blog significa rispettare la musica che abbiamo ospitato. Non si tratta solo di fare cronaca. Raul Midon, per esempio, non è solo “un bravo chitarrista”. Quando abbiamo scritto di lui o curato i contenuti che lo riguardavano, l’obiettivo era trasmettere la tecnica assurda che usa, quella percussività che ti fa chiedere dove abbia nascosto la batteria.
Scrivere per questo sito è sempre stato un esercizio di equilibrio tra l’essere fan sfegatati e mantenere un minimo di professionalità informativa. Ecco cosa cerchiamo di mettere in ogni pezzo che trovate sotto questo profilo:
- Serve il contesto, sempre. Dire che un gruppo ha suonato bene è inutile. Bisogna spiegare che arrivavano da un tour massacrante e che, nonostante tutto, hanno tirato giù il locale. O che quel pezzo rock suonato in quel modo era un chiaro omaggio ai classici anni ’70. I dettagli fanno la storia.
- L’informazione deve essere a prova di idiota (senza offesa). Se stiamo parlando di venue e orari, non c’è spazio per la poesia. Le informazioni devono essere chiare, perché sappiamo cosa vuol dire attraversare l’Italia per un festival e non trovare il parcheggio o l’ingresso giusto.
- Onestà brutale ma rispettosa. Se una serata ha avuto problemi tecnici, lo raccontiamo. Fa parte del gioco della musica dal vivo. I lettori non sono stupidi, se l’audio fischiava se ne sono accorti. Nasconderlo rende il racconto finto.
- La musica è fisica. Cerchiamo di usare parole che richiamino i sensi. L’odore della birra rovesciata, il caldo delle luci di scena, la vibrazione del basso che ti senti nello sterno. Se leggendo non vi sembra di essere lì, abbiamo fallito.
Il Blog come Archivio Storico
Ora che il Blue Days è entrato nella storia come un evento che ha segnato un’epoca per gli amanti del genere in Italia, il ruolo della redazione è cambiato. Non siamo più (solo) quelli che vi dicono a che ora aprono i cancelli. Siamo i custodi dell’archivio.
Ogni post pubblicato da “Admin” è un tassello di un mosaico più grande. Stiamo parlando di preservare la memoria di performance irripetibili. Chi c’era si ricorda l’atmosfera, ma la memoria gioca brutti scherzi, sbiadisce. Il nostro lavoro qui è assicurarci che i video highlights rimangano accessibili, che le setlist siano corrette e che le foto non spariscano nel nulla digitale.
È un lavoro di manutenzione costante. A volte riprendiamo vecchi articoli per aggiungere dettagli che ci erano sfuggiti, o per collegare un’esibizione passata con un nuovo disco uscito oggi da quell’artista. È un organismo vivente. Il jazz e il blues, in fondo, si basano sulla reinterpretazione, e il nostro blog fa lo stesso: reinterpretiamo il passato per tenerlo rilevante oggi.
Dietro le quinte: aneddoti di redazione
Per farvi capire meglio chi siamo, vi racconto un paio di cose che di solito non finiscono negli articoli ufficiali. C’è stata un’edizione in cui il Wi-Fi nella sala stampa (che poi era un container modificato) ha deciso di morire dieci minuti prima di dover pubblicare la galleria fotografica principale. Abbiamo fatto hotspot con tre telefoni diversi, passandoci i file via cavo come se fossimo hacker degli anni ’90, mentre fuori la Treves Blues Band stava facendo tremare i vetri.
O quella volta che abbiamo dovuto intervistare un artista internazionale che parlava un inglese talmente stretto e gergale che, riascoltando la registrazione, ci siamo guardati in faccia nel panico. Abbiamo passato la notte a decifrare l’audio rallentandolo, pur di far uscire il pezzo la mattina dopo corretto e rispettoso. Questo è il tipo di ossessione che muove “Admin”.
Vuoi unirti al coro?
Anche se firmiamo come Redazione, il Blue Days è sempre stata una comunità. I migliori spunti spesso ci sono arrivati da voi sotto il palco. “Ehi, hai sentito che assolo ha fatto nel terzo pezzo?” oppure “Guarda che il batterista ha cambiato rullante a metà concerto”.
Non siamo una casta chiusa in una torre d’avorio. Se avete foto inedite delle vecchie edizioni che stanno prendendo polvere digitale su un hard disk, o se vi ricordate un aneddoto particolare su uno dei concerti che abbiamo ospitato, questo spazio è aperto. La storia della musica si scrive a più mani. Il blues è nato come racconto orale, come condivisione di esperienze; il nostro blog digitale cerca solo di replicare quella dinamica con un po’ più di tecnologia e HTML.
Quindi, quando leggete i nostri articoli, sappiate che sono scritti da gente che ama la musica live esattamente quanto voi, che si lamenta del prezzo della birra esattamente come voi, ma che a fine serata torna a casa e si mette al computer perché ha troppa paura che quella magia svanisca se non viene messa nero su bianco.

