Notizie e Approfondimenti: Dicembre 2017

Se dovessi riassumere quel dicembre del 2017 con una sola immagine, sarebbe probabilmente quella di una scrivania sommersa da hard disk esterni, cavi intrecciati e tazze di caffè ormai freddo. Sembra ieri, ma nel mondo della musica live, cinque o sei anni sono praticamente un’era geologica. Rileggendo oggi le note di quel periodo per l’archivio di Blue Days, mi colpisce quanto l’atmosfera fosse elettrica, nonostante fuori si gelasse davvero.

Non stiamo parlando della solita bonaccia invernale dove tutti vanno in letargo dopo la stagione dei festival estivi. Al contrario. Dicembre 2017 è stato il momento in cui abbiamo capito che la direzione presa – quel mix un po’ folle di blues, soul, jazz e rock – stava funzionando sul serio. Era il mese dei bilanci, certo, ma soprattutto il mese in cui si gettavano le basi per quello che sarebbe venuto dopo. E a riguardare indietro, c’è parecchia carne al fuoco.

Il “Dietro le Quinte” di quell’Inverno

Diciamocelo chiaramente: organizzare un festival musicale internazionale in Italia è un mestiere per chi ha i nervi saldi e, possibilmente, un buon senso dell’umorismo. L’inverno del 2017 lo abbiamo passato a chiudere i contratti e a litigare con i fusi orari per portare qui nomi che, sulla carta, sembravano impossibili da incastrare.

Ricordo perfettamente le discussioni infinite sulle scalette. C’era questa idea fissa di non voler essere il “solito” festival blues per puristi con il cappello a tesa larga e gli occhiali scuri anche di notte (con tutto il rispetto, eh, li amiamo). Volevamo qualcosa di più viscerale. Volevamo che il soul e il rock si sporcassero le mani insieme al jazz.

Guardando l’archivio delle notizie di quel mese, emergono tre priorità che avevamo fissato sulla lavagna dell’ufficio:

  • Chiudere la line-up principale prima di Natale, perché provare a contattare gli agenti americani tra il 24 dicembre e il 2 gennaio è pura utopia.
  • Migliorare l’esperienza visiva sul sito. In quel periodo abbiamo caricato tonnellate di materiale nelle gallerie fotografiche, perché ci siamo resi conto che la gente voleva rivivere il concerto anche dopo che le luci si erano spente.
  • Definire i dettagli tecnici delle venue. Sembra noioso, ma vi assicuro che capire se il palco regge il set-up di una big band o se l’acustica regge un solo acustico è quello che fa la differenza tra un trionfo e un disastro sonoro.

I Protagonisti: Non Solo Nomi su un Poster

Rileggere i comunicati di quel periodo mi fa sorridere. C’erano nomi che oggi diamo per scontati come leggende, ma che all’epoca per noi erano delle scommesse vinte con il sudore. Prendete la Treves Blues Band. Parlare di loro nel dicembre 2017 significava celebrare una certezza granitica. Fabio Treves non è solo un musicista, è un’istituzione che cammina. Avere il “Puma” in cartellone non serviva solo a vendere biglietti; serviva a dare una patente di credibilità a tutto il baraccone. Quando la Treves sale sul palco, sai che non ci saranno trucchi: solo blues suonato come si deve, dritto allo stomaco.

E poi c’era il capitolo Raul Midon. Se non avete mai visto Midon dal vivo, vi manca un pezzo di comprensione di cosa possa fare un essere umano con una chitarra e la propria voce. In quel periodo stavamo spingendo tantissimo sui video highlights delle sue performance perché le parole non bastavano. Scrivere “suona la chitarra come percussione mentre fa un assolo vocale che sembra una tromba” suona ridicolo finché non lo vedi fare davvero. Raul rappresentava l’anima soul e jazz che volevamo esplorare, quella capacità tecnica mostruosa che però non diventa mai fredda accademia.

L’Archivio Digitale: Perché è Importante Adesso

Perché stiamo dedicando spazio a un recap di dicembre 2017 oggi? Per un motivo molto semplice. La memoria digitale dei festival musicali tende a svanire. I siti cambiano, i server vengono migrati, e foto incredibili finiscono nel dimenticatoio. Noi di Blue Days abbiamo deciso di fare il contrario. Vogliamo che questa pagina funga da hub, un punto di riferimento per chi vuole capire come si è evoluta la scena live in quegli anni.

In quel mese specifico, il sito ha subito una trasformazione importante. Abbiamo smesso di essere solo una vetrina di “prossimi eventi” e siamo diventati un archivio vivo. Le sezioni dedicate ai video highlights sono esplose di visite. La gente non cercava solo date e orari; cercava l’emozione.

Ecco cosa succedeva sui nostri server mentre fuori nevicava:

  • Il traffico sulle pagine delle band italiane è schizzato alle stelle, segno che il pubblico voleva supportare la scena locale tanto quanto i big internazionali.
  • Le richieste di informazioni per la stagione successiva sono arrivate con mesi di anticipo. Mai successo prima con quell’intensità.
  • Abbiamo notato che le gallerie fotografiche venivano visitate più da mobile che da desktop per la prima volta in modo massiccio. Sembra una banalità tecnica, ma ci ha costretto a ripensare tutto il layout proprio durante le vacanze di Natale.

La Musica come Collante Internazionale

Il bello del progetto Blue Days, e lo si vedeva chiaramente dalle news di fine 2017, era la sua natura ibrida. L’Italia è sempre stata una terra strana per il blues e il soul. Abbiamo una passione devota, quasi religiosa, ma siamo anche molto critici. Portare artisti internazionali qui significa sottoporli al giudizio di un pubblico che ha le orecchie fini.

In quel periodo, le nostre “Notizie e Approfondimenti” erano piene di reportage che cercavano di spiegare proprio questo legame. Non importava se l’artista veniva dal Delta del Mississippi o dalla periferia di Milano: se aveva il groove giusto, il pubblico rispondeva. Ricordo un post specifico in cui analizzavamo la risposta del pubblico ai set acustici rispetto a quelli elettrici. Risultato? Vinveva l’elettrico, ma di poco. La gente voleva energia, voleva sudore.

Cosa Ci Ha Insegnato Quel Dicembre

Lavorare a quei contenuti ci ha insegnato che un festival non finisce quando si smontano le impalcature. La narrazione continua. Dicembre 2017 è stato il momento in cui abbiamo capito che Blue Days non era solo una serie di concerti, ma una community. Sembra una parola abusata dal marketing, lo so, mi viene l’orticaria solo a scriverla, ma è la verità.

Se scorrete i vecchi articoli di quel mese, noterete una cosa: c’è pochissimo “corporate speak” e tantissima passione. Si parlava di amplificatori valvolari, di acustica delle sale, di come raggiungere le location senza impazzire nel traffico. Era un dialogo tra appassionati, non un monologo promozionale.

Guardando Oltre il 2017

Rileggere oggi queste pagine è anche un modo per misurare quanta strada è stata fatta. La line-up che stavamo sognando e costruendo in quel freddo dicembre ha poi regalato momenti che ancora oggi, chi c’era, racconta agli amici al bar. La tensione prima dell’annuncio ufficiale, la paura che qualche data saltasse all’ultimo minuto, l’euforia di vedere la conferma firmata via email alle tre di notte.

Tutto questo fa parte della storia di Blue Days. Archiviare il dicembre 2017 non è un esercizio di nostalgia fine a se stesso. Serve a ricordarci che la musica di qualità – quella suonata con strumenti veri, da persone vere, davanti a un pubblico vero – richiede tempo, fatica e una dose massiccia di ostinazione.

Quindi, se siete capitati su questa pagina cercando info su quella specifica annata o sui concerti di giganti come la Treves Blues Band, sappiate che state guardando l’istantanea di un momento cruciale. Un momento in cui abbiamo alzato l’asticella e abbiamo deciso che l’Italia meritava un palcoscenico internazionale degno di questo nome.

Per chi vuole scavare ancora più a fondo, vi consiglio di perdervi nelle sezioni dedicate ai singoli artisti di quell’anno. Ci sono perle nascoste, soundcheck improvvisati e scatti rubati nei backstage che valgono più di mille recensioni ufficiali. Buona esplorazione.

Scroll to Top