Galleria Fotografica: I Migliori Scatti del Blue Days

C’è una regola non scritta tra chi fotografa la musica, specialmente se si tratta di blues o soul: se la foto è troppo pulita, probabilmente non stavi ascoltando davvero. Il Blue Days non è mai stato un festival da cartolina patinata, e questa galleria non vuole essere una sfilata di immagini perfette. Qui c’è il sudore, c’è il grana della pellicola (o il rumore digitale, che a 3200 ISO diventa quasi poesia), e c’è quella frazione di secondo in cui il chitarrista chiude gli occhi perché la nota è arrivata proprio lì, allo stomaco.

Ho passato anni sotto questi palchi, schiacciato tra le transenne e i subwoofer, cercando di non farmi rovesciare la birra sulle lenti, e posso dirvi una cosa: riguardare questi scatti è quasi più intenso che esserci stati. Quando sei lì, nel pit, sei preoccupato della luce, del bassista che si muove troppo, del cavo che ti sta per far inciampare. Ma quando apri i file il giorno dopo, o anni dopo, ritrovi la storia.

Abbiamo diviso questa raccolta cercando di restituirvi non solo chi c’era, ma come c’era. Non troverete solo i nomi grossi in posa plastica. Troverete il caos ordinato che rende il Blue Days quello che è.

Sotto i riflettori: Oltre la solita foto frontale

Scattare durante un concerto blues o jazz è una bestia strana. Le luci sono spesso rosse o blu profonde – l’incubo di ogni sensore fotografico – e i movimenti non sono coreografati come nel pop. Sono improvvisi. Un attimo prima c’è calma piatta, un secondo dopo parte un assolo che strappa via il tetto. Se stavi controllando l’esposizione, te lo sei perso.

Prendete ad esempio le varie edizioni con la Treves Blues Band. Fabio non sta fermo un attimo, e catturare l’espressione giusta mentre suona l’armonica richiede pazienza e un autofocus veloce, ma soprattutto richiede di conoscere la musica. Devi anticipare il respiro. Se guardate le foto del 2018, noterete che molti scatti sono strettissimi sui volti. Non è un caso. Volevamo che si vedesse la fatica fisica di suonare il blues, quella tensione muscolare del collo che nessun comunicato stampa ti racconta.

Poi c’è gente come Raul Midon. Fotografarlo è una sfida tecnica imbarazzante per quanto è complessa. Le sue mani sulla chitarra sono tecnicamente sfocate in metà delle foto che abbiamo scartato, semplicemente perché viaggiano a una velocità che la luce delle location a volte non ci permetteva di congelare senza sottoesporre tutto il resto. Ma gli scatti che abbiamo tenuto? Quelli mostrano la vibrazione delle corde. Se siete curiosi di vedere come suonava dal vivo, date un’occhiata alla sezione dei video highlights, ma vi assicuro che l’immagine statica, paradossalmente, racconta meglio l’intensità di quel “slap” sulla cassa armonica.

Il Backstage: Dove la musica respira

Onestamente, la parte che preferisco di questo archivio non è quella sul palco. È quello che succede tre metri dietro la tenda nera. Il Blue Days ha sempre avuto questa atmosfera familiare, quasi da sagra di paese ma con musicisti di calibro internazionale. Il backstage non è un bunker inaccessibile, è un salotto all’aperto.

In questa sezione della galleria vedrete cose che solitamente i manager vorrebbero nascondere, ma che noi amiamo:

  • Musicisti che si accordano gli strumenti seduti su casse di birra vuote perché le sedie erano finite.
  • Abbracci sudati a fine concerto tra gente che non si vedeva da dieci anni e si è ritrovata in Italia per caso.
  • I setlist scritti a pennarello, con le cancellature dell’ultimo minuto e le macchie di caffè.
  • Quella volta che abbiamo beccato il batterista a dormire sul flight case mezz’ora prima dello show (non diremo di chi si tratta, ma la foto è nell’album del 2019).

È qui che capisci la vera natura del festival. Non c’è la distanza siderale delle grandi arene. Se guardate bene gli scatti del dietro le quinte, noterete spesso i dettagli della location e delle strutture che ospitano l’evento, angoli storici che si trasformano in camerini improvvisati. C’è un’umanità disarmante in queste immagini.

Il pubblico: Il vero spettacolo

Diciamolo chiaramente: senza di voi, noi fotograferemmo solo delle prove audio molto costose. Il pubblico del Blue Days è… variegato, per usare un eufemismo. Ho visto signori distinti in giacca e cravatta scatenarsi a fianco di ragazzi con la maglietta dei Metallica. Il jazz e il blues fanno questo strano miracolo di unire generazioni che solitamente non si parlano nemmeno a pranzo la domenica.

Nelle gallery dedicate all’audience, abbiamo cercato di evitare le classiche foto di mani alzate tutte uguali. Abbiamo cercato le facce. C’è una foto, credo fosse l’edizione del 2017, con una coppia anziana che balla uno slow mentre tutto intorno la gente salta. È forse una delle immagini più belle che abbiamo mai pubblicato. O quei momenti sotto la pioggia – perché sì, al Blue Days piove sempre quando non dovrebbe – dove invece di scappare, la gente tira fuori i k-way e resta lì. Quella resilienza merita di essere documentata.

Nota tecnica per i nerds della fotografia

So che alcuni di voi guardano i dati EXIF prima di guardare il soggetto. Per chi si chiede come abbiamo lavorato in questi anni: abbiamo quasi sempre scattato con ottiche fisse. Niente zoomoni comodi. 35mm, 50mm, 85mm. Perché? Perché ci costringono a muoverci. Se vuoi un primo piano col 35mm, devi avvicinarti fisicamente al musicista (sperando che la security non ti placchi). Questo crea una vicinanza, una prospettiva intima che il teleobiettivo da fondo sala appiattisce completamente.

Abbiamo spinto i sensori al limite. Molte delle foto in bianco e nero che vedete non sono state convertite per stile, ma per necessità: quando la luce è poca e il colore diventa un impasto confuso, il bianco e nero salva l’anima della foto e ne tira fuori la struttura. È una scelta stilistica nata dalle trincee.

Archivio Edizioni: Un viaggio nel tempo

Qui sotto trovate i link diretti agli album completi divisi per anno. Ognuno ha una sua “pasta” diversa, perché ogni anno la luce, il tempo e le band hanno creato un mix unico. Non scorretele velocemente. Soffermatevi sui dettagli.

Vi invitiamo a perdervi in queste pagine. Se siete stati a uno di questi concerti, cercatevi tra la folla. Se non c’eravate, beh, queste immagini sono il motivo migliore per prenotare un biglietto per la prossima edizione. La musica dal vivo finisce quando si stacca l’amplificatore, ma una buona foto continua a suonare nella testa per sempre.

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