Blue Days 2019: Foto, Lineup e Video Highlights

Se dovessi descrivere l’edizione del 2019 con una sola parola, probabilmente sceglierei “elettrica”. E non parlo solo delle chitarre collegate agli amplificatori valvolari che scottavano già dopo i primi due pezzi. C’era qualcosa nell’aria quell’anno, un’energia particolare che si sentiva fin dal soundcheck del pomeriggio. Chi c’era lo sa: il Blue Days 2019 non è stato il solito festivalino estivo dove vai tanto per bere una birra tiepida mentre qualcuno strimpella in sottofondo.

No, quell’anno l’asticella si è alzata parecchio. Guardando indietro a questa galleria fotografica e ai video highlights che abbiamo raccolto, mi rendo conto di quanto siamo stati fortunati a mettere insieme una lineup del genere in Italia. Per noi che viviamo di pane e blues, vedere certi nomi sul cartellone è stato un piccolo miracolo organizzativo.

Abbiamo creato questa pagina non solo come archivio — che, per carità, serve sempre — ma come una sorta di macchina del tempo. Qui sotto non troverete le solite foto posate e ritoccate fino all’inverosimile. Abbiamo scelto gli scatti “sporchi”, quelli veri: il sudore sulla fronte del batterista, la corda che salta a metà assolo, il pubblico che perde la voce sotto il palco.

Il gigante e l’armonica: Treves Blues Band

Parliamoci chiaro: in Italia, se dici blues, dici Fabio Treves. Punto. Avere la Treves Blues Band sul nostro palco è stato come ricevere la benedizione ufficiale. Non è la prima volta che li sento dal vivo — credo di averli incrociati almeno una dozzina di volte negli ultimi vent’anni — ma il “Puma di Lambrate” nel 2019 aveva una marcia in più.

C’è una foto nella gallery qui sotto, scorrete fino a circa metà pagina, dove si vede Fabio a occhi chiusi, completamente perso nel fraseggio dell’armonica. Quello scatto riassume tutto. Non stavano suonando per “fare serata”; stavano insegnando la storia della musica nera americana a una piazza piena zeppa di gente.

La sezione ritmica era un treno merci. Solida, quadrata, senza fronzoli inutili. È quello che succede quando suoni insieme da una vita: non hai bisogno di guardare il bassista per sapere che sta per cambiare accordo, lo senti e basta. Il pubblico ha risposto alla grande. Ho visto gente di sessant’anni ballare scatenata accanto a ragazzini che probabilmente pensavano che il blues l’avessero inventato i Black Keys. E invece no, la lezione è arrivata forte e chiara.

Raul Midon: Quando la chitarra non basta

Poi c’è stato lui. Raul Midon. Se non l’avete mai visto dal vivo, i video highlights che abbiamo caricato vi daranno solo una vaga idea di cosa è capace di fare quest’uomo. Sinceramente, ero un po’ scettico all’inizio. Mettiamola così: inserire un atto acustico, molto tecnico, in mezzo a band elettriche che pompano decibel può essere un rischio. La gente si distrae, va a prendere da bere, il brusio copre la musica.

Invece è calato il silenzio. Un silenzio quasi religioso.

Raul è salito sul palco, si è seduto, e ha iniziato a fare cose con quella chitarra che fisicamente non dovrebbero essere possibili. Non usa lo strumento solo per le note; lo usa come percussione, come basso, come tutto. E quella sua tecnica vocale di imitare la tromba con la bocca? Dal vivo è impressionante. Non sembra un trucco da cabaret, suona davvero come una sordina jazz. Nelle foto noterete l’espressione di pura concentrazione sul suo viso. È stata una performance di livello internazionale che ha dato al Blue Days quel tocco di classe soul-jazz che cercavamo da tempo.

Dietro le quinte e in mezzo alla gente

Una cosa che mi preme sottolineare, e che le foto di questa galleria raccontano bene, è l’atmosfera “umana” del festival. Odio quegli eventi dove sei transennato a cinquanta metri dal palco e guardi il concerto sui maxischermi. Al Blue Days 2019 il contatto era fisico.

Guardate gli scatti del pubblico. Non sono comparse, sono facce vere. C’è il gruppo di amici che si passa le birre, la coppia seduta per terra sulle giacche di jeans, i tecnici del suono che smadonnano (con il sorriso) dietro al mixer per bilanciare tutto. È questa la vera anima del festival, al di là dei nomi in cartellone.

Se vi state chiedendo come abbiamo gestito l’audio e le luci quell’anno, ecco un paio di note tecniche per i nerd dell’attrezzatura che leggono (so che ci siete):

  • L’impianto audio l’abbiamo spinto al limite, ma senza distorcere. Volevamo che il basso ti colpisse allo sterno, ma che la voce restasse cristallina. Credo ci siamo riusciti, tranne forse per i primi cinque minuti del set di apertura dove i medi erano un po’ taglienti.
  • Le luci erano minimaliste per scelta. Niente laser show da discoteca. Il blues e il soul vogliono ombre, vogliono colori caldi, vogliono quel taglio cinematografico che vedete nelle foto notturne.
  • La gestione del palco è stata una corsa contro il tempo. I cambi palco sono stati veloci, quasi troppo, ma i ragazzi della crew hanno fatto i miracoli per non lasciare il pubblico al buio per più di quindici minuti.

Come navigare questa pagina

Abbiamo diviso i contenuti multimediali per rendere la consultazione più semplice, specialmente se state cercando qualcosa di specifico per rivivere quella serata.

La prima sezione è dedicata ai Video Highlights. Non abbiamo caricato i concerti interi (per questioni di diritti e perché, onestamente, i video di due ore su YouTube non se li guarda nessuno), ma abbiamo selezionato le “best of”. Ci sono assoli che meritano di essere riascoltati in cuffia ad alto volume. Se vi piace il mix tra tecnica e cuore, partite da lì.

Poi c’è la Galleria Fotografica Principale. Qui trovate gli scatti in alta risoluzione. Se c’eravate, provate a cercarvi nelle foto panoramiche del pubblico. È sempre divertente vedere le proprie espressioni stravolte dalla musica. Se volete sapere di più sulla storia del festival o vedere come siamo cresciuti rispetto alle edizioni precedenti, fate un salto alla sezione storia del festival dove abbiamo raccolto un po’ di aneddoti.

Un ultimo pensiero sull’edizione 2019

Riguardando tutto il materiale per preparare questa pagina, mi è venuta un po’ di nostalgia. Il 2019 è stato un anno di svolta. Abbiamo dimostrato che si può fare cultura musicale di qualità senza dover per forza chiamare la popstar del momento. Il rock, il blues, il soul sono vivi e vegeti, hanno solo bisogno dei posti giusti per esprimersi.

Speriamo che questi scatti vi trasmettano almeno un decimo delle vibrazioni che abbiamo sentito noi quella sera. E se vi piace quello che vedete, date un’occhiata anche agli eventi futuri per non perdervi la prossima volta che accenderemo gli amplificatori. Buona visione e buona musica.

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