Diciamocelo chiaramente: le foto sono belle, catturano l’istante, ma il blues non è fatto per restare fermo in un frame. Il blues, il soul, quel jazz sporco che piace a noi del Blue Days, è roba che si muove, che suda, che vibra nelle casse. Se avete partecipato a una delle nostre edizioni in Italia, sapete di cosa parlo. Quella sensazione fisica del basso che ti colpisce allo stômaco o l’acuto di una chitarra che ti fa fischiare le orecchie il giorno dopo.
Questa sezione del sito non è il solito archivio ordinato e “pulito”. Qui abbiamo caricato quello che chiamiamo il “cuore pulsante” del festival. Da video producer che ha passato notti insonni davanti a timeline di montaggio infinite, vi dico che rivedere queste clip è l’unico modo per tornare lì, sotto quel palco, con una birra in mano e la musica che comanda tutto. Abbiamo raccolto anni di girato, dai set principali alle jam session improvvisate dietro le quinte che nessuno ha mai visto.
Non aspettatevi solo videoclip patinati. C’è del grezzo qui dentro, c’è il rumore del pubblico, c’è qualche fuori fuoco artistico (o forse era solo la stanchezza alle due di notte?), ma c’è verità. Per navigare meglio in questo caos organizzato, ho diviso tutto in categorie che hanno senso per chi la musica la vive davveo, non per gli algoritmi.
Rivivere il Sound: I Main Stage
Inizio da qui perché, onestamente, è il motivo per cui comprate il biglietto. Le performance sul palco principale sono sempre state una sfida tecnica pazzesca per noi della crew video. Luci che cambiano ogni secondo, volumi che mandano in clip i microfoni delle telecamere se non stai attento, e artisti che non stanno fermi un attimo.
Prendete ad esempio i video della Treves Blues Band. Fabio Treves non è uno che suona l’armonica in modo “educato”. È un uragano. Riprenderlo significa cercare di anticipare i suoi movimenti, catturare lo sguardo d’intesa con il chitarrista un secondo prima che parta l’assolo. Nei video che trovate qui sotto, fate caso all’audio: abbiamo mixato la presa diretta ambientale con l’uscita del mixer audio. Il risultato? Sentite la pulizia dello strumento ma anche l’urlo della folla quando parte il classico riff finale. È quella via di mezzo che ti fa sentire lì in mezzo, non seduto sul divano.
E poi c’è Raul Midon. Credetemi, montare i suoi video è un incubo nel senso migliore del termine. Le sue mani sulla chitarra sono talmente veloci che a volte il frame rate della camera sembra non stargli dietro. C’è una clip del 2018, in particolare, dove fa quell’assolo di “tromba” con la bocca mentre suona la ritmica slap sulla chitarra. Ricordo che ero al monitor di regia e ho urlato al cameraman: “Chiudi su quelle mani, ora!”. Se guardate bene quel video, vedete il sudore, vedete la corda che vibra. Non è perfezione, è intensità.
Se volete vedere chi altro ha calpestato le assi del nostro palco, date un’occhiata alla lineup completa delle scorse edizioni, ma vi avverto: leggere i nomi è una cosa, vederli in azione in questi video è un’altra.
Interviste “Senza Filtri”
Odio le interviste posate. Quelle dove l’artista è seduto composto, con le luci perfette, e risponde a domande che ha già sentito mille volte. Al Blue Days abbiamo sempre avuto una politica diversa: becchiamo i musicisti appena scendono dal palco, o mentre stanno accordando nel backstage tra un cavo e l’altro.
In questa galleria video trovate delle chicche che non vedrete in TV. Ricordo una chiacchierata con un sassofonista jazz americano (lo troverete scorrendo la playlist) fatta letteralmente seduti su due casse di strumentazione nel retro, mentre la band successiva faceva il soundcheck. L’audio è un po’ sporco, si sente la cassa della batteria in sottofondo, ma quello che dice sulla “nota sbagliata che diventa quella giusta” è pura poesia.
Ecco cosa cercare in queste clip:
- L’adrenalina post-esibizione. Hanno ancora il fiatone, gli occhi che brillano. Le risposte sono più oneste. Non hanno avuto il tempo di rimettersi la “maschera” da star.
- I dettagli tecnici per i nerd. Spesso chiediamo loro che pedali usano, o perché hanno scelto quella specifica chitarra vintage per il tour italiano. Se siete musicisti, mettete in pausa e zoomate sui setup.
- Le interazioni impreviste. Capita che mentre intervistiamo il frontman, passi il batterista a fare uno scherzo o a chiedere dove diavolo è finita l’acqua. Abbiamo lasciato tutto nel montaggio finale. Vogliamo farvi vedere l’atmosfera familiare, non un documentario della BBC.
Spesso ci chiedete come facciamo a portare certi nomi in Italia. Beh, guardate le facce degli artisti in questi video: si divertono. È l’atmosfera che creiamo qui. Per approfondire la storia del festival e capire perché tornano volentieri, fate un salto alla pagina sulla storia del Blue Days.
Dietro le Quinte: Il Caos Prima della Magia
Per me, questa è la sezione più interessante, anche se forse sono di parte. Tutti vedono lo show, ma in pochi vedono le 14 ore precedenti necessarie a montare tutto quel ferro. Abbiamo girato dei time-lapse e delle clip “guerrilla style” durante i preparativi.
Vedrete i tecnici audio che impazziscono per eliminare un ronzio a dieci minuti dall’apertura dei cancelli (storia vera, anno 2019, panico totale). Vedrete i roadie che scaricano tonnellate di amplificatori sotto il sole cocente italiano. C’è un video particolare, girato con una GoPro montata sulla testa di uno dei nostri tecnici luci, che vi porta su per le impalcature mentre puntano i fari. Se soffrite di vertigini, magari saltatelo, ma vi dà l’idea della scala della produzione.
Non è solo lavoro, però. Ci sono i momenti in cui mangiamo tutti insieme, le jam session improvvisate nel catering, le risate quando scoppia un temporale estivo e bisogna coprire tutto con i teli in trenta secondi netti. È qui che capisci che il Blue Days non è un’azienda, è una famiglia allargata di pazzi furiosi amanti della musica.
La Qualità Tecnica: Due Parole sul Gear
Ricevo spesso email da aspiranti videomaker che chiedono: “Ma che macchine usate per avere quei colori?”. Rispondo qui una volta per tutte, così ci capiamo. Non usiamo roba da studio televisivo, perché sarebbe troppo ingombrante in mezzo al pubblico. Preferiamo l’agilità.
- Sensori e Luci: La maggior parte dei live che vedete qui sotto sono girati con macchine che reggono ISO altissimi. Nei club o nei festival serali la luce è nemica. O ce n’è troppa e colorata (i dannati LED blu che “spappolano” l’immagine), o non ce n’è affatto. Noi spingiamo il sensore al limite, accettando un po’ di grana digitale pur di avere l’atmosfera reale, senza sparare faretti addosso alla gente e rovinare il mood.
- L’Audio è il Re: Potete perdonare un video un po’ mosso, ma se l’audio fa schifo, chiudete la pagina dopo tre secondi. Lo so, lo faccio anche io. Per questo usiamo registratori multitraccia dedicati, prendendo un feed diretto dal banco del fonico di sala (FOH) e miscelandolo con microfoni panoramici per avere il “room tone”, l’eco della sala e gli applausi. Quello che sentite è un lavoro di post-produzione audio quasi maniacale.
- Niente Gimbal (o quasi): Noterete che molte riprese sono a mano libera. Oggi va di moda il gimbal che fa sembrare tutto fluido come in un videogioco. A me non piace per il blues. Il blues è ruvido. La camera deve respirare con la musica. Un leggero movimento “umano” ti connette di più con l’artista rispetto a una carrellata robotica perfetta.
Se dopo aver visto questi video vi è venuta voglia di non perdervi la prossima occasione di esserci dal vivo (perché ammettiamolo, il video è bello ma l’odore del palco è un’altra cosa), tenete d’occhio la sezione info utili e biglietti per le prossime date. Non fatevi raccontare com’era dai video degli altri.
Una Nota sulla Navigazione della Gallery
In basso trovate il player. Ho cercato di taggare tutto per anno e artista. Se cercate qualcosa di specifico, usate i filtri. Ma il mio consiglio? Mettete in play tutto, alzate il volume delle vostre casse (o mettete delle cuffie serie, per favore, non ascoltate questa roba dagli speaker del telefono, è un crimine contro il basso elettrico) e lasciatevi trasportare.
Abbiamo caricato anche alcuni set acustici rari. C’è un momento incredibile di qualche anno fa dove è saltata la corrente per cinque minuti e la band ha continuato a suonare in acustico, illuminata solo dai cellulari del pubblico. Siamo riusciti a riprenderlo per miracolo. È la clip numero 04 della playlist “Unplugged Accidents”. È sfocata, l’audio è sporco, è buia. Ed è probabilmente la cosa più bella che abbiamo mai filmato. Buona visione.
